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Feb 05 2018

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ZARATHUSTRA: Tre Metamorfosi dello Spirito

Delle tre metamorfosi

Friedrich Nietzsche, nel primo dei discorsi di Zarathustra, cita tre metamorfosi dello spirito:

Di come lo spirito si trasforma in cammello, il cammello in leone ed il leone in bambino. Parliamo ovviamente di mutazioni simboliche che portano l’essere umano a diventare un Oltreuomo.[1]

 
 
 
 

Della metamorfosi in cammello

Lo spirito umano, per mezzo della prima mutazione, si trasforma in un cammello, animale che simboleggia la forza, la resistenza e la sopportazione.

The first metamorphosis of which Zarathustra spoke

 

Per far ciò, lo spirito si domanda cosa esista di più pesante, di più difficile da reggere e superare. Quale strada sembri più ardua da percorrere ma più significativa. Come inseguire la verità consapevoli delle avversità che questa ricerca comporta.

Consapevoli dell’emarginazione, dei capricci del proprio ego e della commiserazione che gli altri ci riservano.

Nel momento in cui lo spirito si carica di questi pesi gravosi, diventa un cammello e si avvia nel deserto della solitudine.

La solitudine e l’emarginazione rappresentano due fenomeni chiave necessari in ogni processo di sviluppo personale e di ricerca della verità.

Platone ad esempio, nel libro Apologia di Socrate [2], ci racconta di come l’amore per la filosofia e la verità di quest’ultimo, gli causò molti nemici che prima lo evitarono con scherno e successivamente lo condannarono a morte con rabbia. Socrate morì della sua virtù come accade agli Oltreuomini.

Un secondo esempio lo troviamo nel libro stesso di Nietzsche in cui Zarathustra, dopo dieci anni di solitudine in montagna, torna in città per condividere la sua consapevolezza con il popolo. Purtroppo però la gente comune non comprende la grandezza delle sue idee e si fa gioco di lui allontanandolo. Egli riceve attenzione solamente da mendicanti, eremiti e animali perché la vicinanza alla terra predispone a cogliere il messaggio di Zarathustra.

Una terza conferma a questa tendenza ad emarginare coloro che si avviano nell’arduo cammino dello sviluppo personale, giunge a noi da uno dei più grandi maestri del settore: G.I. Gurdjieff.

Il leggendario mistico armeno intraprendeva un rituale insieme ai suoi allievi: Il brindisi degli idioti; un modo per celebrare la propria idiozia.

Come scrisse più tardi uno di quegli allievi:

 

«La parola idiota ha due significati: il vero significato, che le fu dato dagli antichi saggi, era essere se stessi.Un uomo che è se stesso sembra e si comporta come un folle per coloro che vivono nel mondo delle illusioni, così quando essi chiamano idiota un uomo intendono dire che non condivide le loro illusioni. Chiunque decida di lavorare su se stesso è un idiota in entrambi i significati. Il saggio sa che sta cercando la realtà. Lo stupido pensa che sia impazzito. Noi qui presumiamo di cercare la realtà, quindi dovremmo tutti essere idioti: ma nessuno può rendervi un idiota. Dovete sceglierlo voi stessi.»

(J.G. Bennet, E. Bennet – Idioti a Parigi) [3]

 

Il cammello si avvia quindi verso solitudine carico di compiti gravosi e dei giudizi della gente che lo considera un idiota. Prosegue però con determinazione e menefreghismo.

 
 
 
 

Della metamorfosi in leone

Nel deserto della solitudine avviene una seconda metamorfosi. Il cammello, deciso a prendere le redini del proprio destino, si trasforma in un leone che simboleggia la libertà e la ribellione.

The second metamorphosis of wich Zarathustra spoke

 

Dopo la solitudine e l’emarginazione, il cammello deve affrontare un nemico in carne ed ossa che gli sbarra la strada: un drago, feroce signore del deserto, che simboleggia il potere della tradizione ed i vecchi valori.

Questo drago possiede delle squame dorate, ognuna delle quali reca la scritta “Tu devi”. Il leone però si oppone ai vari “Tu devi”, derivanti dalla tradizione e dai valori millenari, con i suoi “Io voglio”.

Mosso dal desiderio di diventare egli stesso il nuovo signore del deserto, il leone va alla ricerca del suo nemico.




La mutazione in leone non serve a creare (il leone non può farlo) ma a guadagnarsi la libertà di creare. Alla volontà del drago che si regge sui vecchi valori, il leone oppone la propria.

La questione della volontà rappresenta un punto chiave nel pensiero di Nietzsche. L’Oltreuomo infatti non accetta soltanto l’inevitabile tragedia della propria vita ma la vuole con forza e consapevolezza. Da oggetto del fato diviene soggetto. Vuole esercitare la propria volontà (ciò che Heidegger definisce “Volontà di volontà”) scagliandola contro ciò che merita di essere sconfitto (“Volontà di potenza”), in primis i vecchi valori che costringono l’uomo ad una vita malata e autoinflitta.

Quando il leone sconfigge il drago, diventa finalmente libero. Libero di voler ciò che vuole e libero di poter ciò che può.

 
 
 
 

Della metamorfosi in bambino

Il leone possiede ora la volontà e la potenza di creare ma per poterla mettere in atto esso deve subire un’ultima metamorfosi, deve cioè trasformarsi in bambino.

The third metamorphosis of which Zarathustra spoke

Il bambino, non avendo ancora assimilato il fardello morale della società degli adulti, vive Al di là del bene e del male [4]. Simboleggia dunque l’innocenza, il gioco, il dire di sì, la volontà di agire sul mondo e di creare. Così facendo lo spirito nomade e senza mondo crea il suo nuovo mondo.

“Così parlò Zarathustra”.[5]

 

 

 

NOTE

1️⃣ La parola tedesca “Übermensch” si può trovare solitamente tradotta in Italiano con “Superuomo”. Io la considero una cattiva traduzione perché Nietzsche non ha mai scritto nulla riguardo un Super-essere, come affermarono i nazisti a causa di una errata re-interpretazione dei suoi scritti.

Poiché ha usato la parola “Über” la cui traduzione migliore corrisponde a “Oltre” oppure “Sopra”, bisognerebbe evitare la traduzione popolare italiana di “Superuomo” e sostituirla con “Oltreuomo”.
 
2️⃣ Platone – Apologia di Socrate (IV sec. a.C.) [Compralo qui]

3️⃣ John G. Bennett & Elizabeth Bennett – Idioti a Parigi. Alla scuola di G. I. Gurdjieff. Diari 1949; pag. 8 (1980- postumo) [Compralo qui]

4️⃣ Friedrich Nietzsche – Al di là del bene e del male: Preludio di una filosofia dell’avvenire (1886) [Compralo qui]

5️⃣ Nietzsche utilizza questa frase sia per concludere tutti i discorsi di Zarathustra, sia come titolo del libro stesso:
Friedrich Nietzsche – Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno (1891)
[Compralo qui]

 

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