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Mag 02 2018

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PSICOLOGIA SOCIALE: Razzismo verso le linee dritte (Parte 1)

COME EMERGE IL RAZZISMO

Negli anni che verranno sentiremo probabilmente parlare sempre più spesso di discriminazione di genere e razziale.

Prima di provare ad affrontare questi argomenti dobbiamo avere ben chiaro in cosa consista un processo di categorizzazione (e di conseguente etichettamento) che sta alla base di qualsiasi fenomeno discriminatorio.

La disciplina che si occupa di queste e di tante altre tematiche si chiama “Psicologia sociale” e fonda le sue teorie in un ricco patrimonio di esperimenti che si dipanano dalla prima metà del ‘900 ai giorni nostri.

Nello stesso periodo in cui si sviluppa la psicologia sociale, l’illusione positivista e comportamentista che vede gli essere umani come macchine perfettamente programmate e programmabili si avvia al declino.

Gli umani infatti non acquisiscono le informazioni registrandole in maniera fedele dal flusso di dati proveniente da una realtà esterna ed oggettiva, come farebbe ad esempio una videocamera, bensì costruiscono la realtà soggettiva selezionando accuratamente le informazioni in base al significato che esse rappresentano per ogni individuo.

Questo processo non vale solamente per fenomeni complessi come appunto le interazioni tra gruppi sociali o etnie ma anche per fenomeni basilari come ad esempio la stima visiva di una misura.

 

PRIMO ESPERIMENTO

L’esperimento di Tajfel e Wilkes del 1963 ci fornisce un’elementare dimostrazione del fenomeno.[1]

I due scienziati presentano ad un gruppo di studenti inglesi una serie di 8 linee.

La prima misura 16,2 cm e le successive misurano ognuna il 5% in più della precedente, fino all’ultima che misura 22,8cm. Gli studenti ovviamente non lo sanno e devono stimarne la lunghezza ad occhio.

The lines without categorization from the experiment: TAJFEL, H. and WILKES, A. L. (1963), CLASSIFICATION AND QUANTITATIVE JUDGEMENT.

 

Dividono poi gli studenti in 3 gruppi sperimentali:

  1. A quelli del primo gruppo presentano le linee così come sono senza aggiungere nulla. Questo gruppo di controllo serve per il confronto con gli altri due.
  2. A quelli del secondo gruppo presentano le linee con una categorizzazione casuale, ovvero associano ogni linea alla lettera A oppure alla lettera B, il tutto in maniera casuale.
  3. A quelli del terzo gruppo presentano le linee con una categorizzazione sistematica, ovvero associano la lettera A per le prime 4 più corte e la lettera B per le altre quattro più lunghe.

 

lines experiment

 

Gli scienziati ipotizzano di trovare due effetti in questo esperimento: Un’assimilazione intracategoriale ed una accentuazione intercategoriale.

In altre parole, si aspettano che gli studenti del terzo gruppo (al quale vengono presentate le linee categorizzate in maniera ordinata) giudichino come più simili due linee vicine appartenenti alla stessa categoria, giudicando invece meno simili le linee 4 e 5 che, pur avendo la stessa differenza delle precedenti, appartengono a due categorie diverse.

Le linee 2 e 3 dovrebbero sembrare quindi più simili delle linee 4 e 5 anche se la differenza di lunghezza risulta oggettivamente la stessa (5%).

In questo esperimento si evince solamente il secondo effetto, ovvero anche se gli studenti riescono a stimare in maniera corretta le linee facenti parte della stessa categoria (niente assimilazione intracategoriale), sbagliano a giudicare le linee 4 e 5 (accentuazione intercategoriale) perché le ritengono molto diverse a causa del fatto che si trovano in due categorie distinte.

L’accentuazione intercategoriale potrebbe essere dovuta ad un fenomeno chiamato “assimilazione alla tendenza centrale“: le caratteristiche dei membri di un gruppo sembrano simili alle caratteristiche presenti in media nel gruppo stesso.
Se un gruppo contiene linee corte, tutte le linee sembrano simili alla lunghezza media, anche quelle che si trovano agli estremi del gruppo.

Soffermiamoci ora a fare una piccola riflessione sull’esperimento. Gli scienziati si sono rivolti a studenti inglesi, abituati ad usare il sistema di misurazione imperiale, ed hanno chiesto loro di stimare la misura in centimetri. Cosa sarebbe successo se avessero chiesto loro di stimare la misura in pollici come si usa fare in Inghilterra?




SECONDO ESPERIMENTO

La risposta ci arriva da un secondo esperimento sulle linee effettuato 40 anni dopo. Questa volta comprende 3 parametri.[2]

 

NATIONALITÀ

Gli scienziati reclutano 2 gruppi di studenti: belgi (abituati a misurare in centimetri) e statunitensi (abituati a misurare in pollici).

CATEGORIZAZIONE

L’esperimento prevede 2 differenti scenari di categorizzazione. Nel primo caso vengono presentate le linee senza categorizzazione mentre nel secondo con la categorizzazione ordinata (A=4 linee piccole; B=4 linee grandi).

MISURAZIONE

La misurazione avviene in 2 modi distinti: un gruppo di studenti deve stimare la misura in centimentri e l’altro in pollici.

Abbiamo quindi 2x2x2=8 situazioni diverse.

 

Result scenarios from the experiment: ON THE ROLE OF FAMILIARITY WITH UNITS OF MEASUREMENT IN CATEGORICAL ACCENTUATION: TAJFEL AND WILKES (1963) REVISITED AND REPLICATED. Olivier Corneille, Olivier Klein, Sophie Lambert, Charles M. Judd.

Gli scienziati prevedono che:

  1. Influenzeranno il giudizio degli studenti quando appare la categorizzazione ordinata (esattamente come nell’esperimento precedente).
  2. Registreranno un effetto maggiore quando gli studenti devono fare una stima utilizzando un’unità di misura diversa da quella che usano di solito

 

I risultati dell’esperimento confermano questa previsione: la categorizzazione ordinata ha un effetto maggiore quando gli studenti devono utilizzare un’unità di misura diversa dalla propria.

Ciò significa che i processi di categorizzazione ed in generale gli stereotipi hanno più presa sulle persone quando queste si trovano in una situazione di incertezza in cui dispongono di poche informazioni.

Nella seconda parte di questo articolo vedremo come oltre alla categorizzazione in sè, anche il tipo di etichetta che attribuiamo alle categorie influisce sul nostro giudizio.

 
 
 

NOTE

1️⃣ TAJFEL, H. and WILKES, A. L. (1963), CLASSIFICATION AND QUANTITATIVE JUDGEMENT. British Journal of Psychology, 54: 101–114. doi:10.1111/j.2044-8295.1963.tb00865.x [Read it here]
 
2️⃣ ON THE ROLE OF FAMILIARITY WITH UNITS OF MEASUREMENT IN CATEGORICAL ACCENTUATION: TAJFEL AND WILKES (1963) REVISITED AND REPLICATED. Olivier Corneille, Olivier Klein, Sophie Lambert, Charles M. Judd. Psychological Science. Vol 13, Issue 4, pp. 380 – 383. First Published July 1, 2002 doi:10.1111/1467-9280.00468 [Read it here]

 

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